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OIC 4 - Fusione e scissione: 4.6.2. Profili contabili della fusione inversa - Part. I Fusione

Riferimenti OIC
PARTE PRIMA: LA FUSIONE
4. BILANCI E DOCUMENTI CONTABILI NELLA FUSIONE
4.6.2. Profili contabili della fusione inversa
Descrizione

Nella fusione inversa, fra gli elementi dell’attivo dell’incorporata che a seguito della fusione “passano” all’incorporante, trova collocazione la voce “azioni o quote della società incorporante”. Tale fatto ha generato in giurisprudenza due diversi orientamenti per quanto attiene l’applicabilità alla fusione inversa della disciplina dell’acquisto di azioni proprie, e sintetizzabili in due pronunce giurisprudenziali principali:
• la prima,19 secondo la quale si è in presenza di un acquisto di azioni proprie e risulta pertanto necessario costituire un’apposita riserva pari al valore di dette azioni. In tale caso, non si potrebbe procedere alla fusione inversa fra due società qualora la controllata-incorporante non avesse nel proprio patrimonio riserve disponibili e/o utili non distribuiti sufficienti a stanziare una riserva per acquisto azioni proprie di importo pari al valore delle azioni proprie presenti nel bilancio della controllante- incorporata;
• la seconda20 che invece sostiene che nella fusione inversa non si può parlare di acquisto di azioni proprie e, conseguentemente, non risulta applicabile il dettato dell’art. 2357-ter del Codice Civile.
In relazione all’ipotesi “principale” di fusione inversa (nella quale la controllante ha una partecipazione totalitaria nella controllata-incorporante), parte della dottrina ritiene sostenibile che:
- si possa configurare il caso di possesso di azioni proprie, che come tale è soggetto al dettato dell’art. 2357-bis del Codice Civile, ma non sia applicabile quanto previsto dall’ultimo comma dell’art. 2357-ter del Codice Civile, vale a dire l’iscrizione di una riserva pari al valore contabile delle azioni proprie, se non nel caso in cui il possesso di azioni proprie si protragga successivamente alla conclusione dell’operazione di fusione.
Un’autorevole corrente dottrinale ritiene invece che le azioni dell’incorporante devono essere assegnate pro quota ai soci della società che si estingue, cosa che escluderebbe a priori l’acquisto di azioni proprie, ai sensi dell’art. 2357-bis del Codice Civile, e l’applicabilità della relativa disciplina.
Per quanto riguarda il concambio e l’assegnazione delle azioni dell’incorporante ai soci dell’incorporata-controllante, nella prassi di solito si verifica quanto segue:
- l’incorporante procede ad un aumento del capitale sociale sulla base del valore di cambio fra incorporante e incorporata;
- le azioni dell’incorporante emesse vengono assegnate ai soci della società incorporata, in base al rapporto fra i valori effettivi dei patrimoni delle due società. Nell’ipotesi di controllo al 100%, i soci dell’incorporata ricevono le azioni dell’incorporante nella medesima proporzione della loro partecipazione nell’incorporata;
- successivamente si procede all’annullamento delle azioni proprie ed alla conseguente riduzione del capitale stesso.
Da un punto di vista pratico, nell’ipotesi di partecipazione totalitaria dell’incorporata nell’incorporante, l’operazione può essere anche realizzata non con un aumento di capitale come sopra indicato, ma assegnando le azioni “proprie” ai soci della controllante- incorporata. Con questa modalità si evita il passaggio intermedio dell’aumento di capitale ed il successivo annullamento delle azioni proprie.
Per quanto riguarda il trattamento contabile della fusione inversa, ai fini della redazione del bilancio di apertura dopo la fusione e di applicazione delle disposizioni dell’art. 2504- bis, quarto comma, del Codice Civile, si pongono i seguenti due problemi:
a) quale sia la natura delle “differenze di fusione” che si vengono a formare in sede di redazione del “bilancio di apertura”;
b) se sia applicabile la disciplina dei disavanzi ed avanzi di fusione prevista dall’art. 2504-bis del Codice Civile, ed in particolare se il disavanzo di fusione possa essere sostituito dai maggiori valori correnti dei beni e dall’avviamento della società controllata-incorporante, specie nell’ipotesi principale di fusione inversa (si veda in Premessa la fattispecie a) ove la società controllante possiede il 100% della società controllata-incorporante) e, in tale ipotesi, quando la controllante-incorporata è una holding di partecipazioni che ha al suo attivo unicamente la partecipazione al 100% nella società controllata-incorporante.
In linea di principio e salvo quanto di seguito precisato, si ritengono applicabili alla fusione inversa le condizioni e le limitazioni indicate nel precedente paragrafo 4.4. in tema di sostituzione del disavanzo di fusione (sia esso disavanzo da annullamento o da concambio). Si analizzano di seguito le due situazioni maggiormente frequenti.
19 Tribunale di Milano, Decreto del 4 maggio 1999, con nota anche di M.S. Spolidoro in “Le Società” n. 3/2000, così massimata: “Anche in presenza di operazioni di fusione, ove emerga un acquisto di azioni proprie, è imprescindibile la costituzione di una riserva pari all’importo di dette azioni, ai sensi del comma 3 dell’art. 2357-ter del Codice Civile o, comunque, che il patrimonio netto della società incorporante contenga valori corrispondenti a tale riserva”.
20 Corte di Appello di Venezia, Sentenza del 14 dicembre 1995 la cui massima prevede “Nella fusione per incorporazione in cui l’incorporanda è unico socio dell’incorporante, l’intero capitale di quest’ultima a seguito dell’annullamento dell’intero capitale sociale della prima, che si estingue, viene intestato ai soci dell’incorporanda, nella stessa misura delle quote da loro possedute nell’incorporanda medesima, anteriormente alla fusione. Pertanto, realizzandosi l’annullamento della partecipazione istantaneamente all’atto della fusione, non può parlarsi in senso proprio di trasferimento di quote e quindi di acquisto di proprie quote da parte della società incorporante”.