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OIC 4 - Fusione e scissione: 4.4.3. Le differenze di fusione - la disciplina giuridica degli avanzi e disavanzi di fusione: aspetti generali - il disavanzo di fusione e il suo trattamento contabile b) il disavanzo da concambio - Part. I Fusione

Riferimenti OIC
PARTE PRIMA: LA FUSIONE
4. BILANCI E DOCUMENTI CONTABILI NELLA FUSIONE
4.4.3. Le differenze di fusione - la disciplina giuridica degli avanzi e disavanzi di fusione: aspetti generali
Descrizione

Origine molto diversa da quella di annullamento ha il disavanzo da concambio, che si può originare sia nella incorporazione che nella fusione propria.
Come in precedenza indicato, esso deriva normalmente dalla mancata coincidenza nei rapporti fra valori economici effettivi e valori contabili dei patrimoni netti delle società interessate e dal rapporto esistente, alla data di efficacia della fusione, tra il capitale sociale dell’incorporante e patrimonio netto contabile dell’incorporata (14).
Parte della dottrina aziendalistica è portata ad attribuire alle differenze da concambio una natura puramente casuale ed a negare al disavanzo da concambio un significato economico; si ritiene che esso normalmente non corrisponda al costo di acquisizione del patrimonio netto dell’incorporata e, dunque, non possa essere sostituito dai maggiori valori correnti e dall’avviamento della incorporata medesima.La suddetta tesi che il disavanzo da concambio (anche quando in sostanza è dovuto al maggior apprezzamento del valore effettivo del patrimonio della società incorporata rispetto ai suoi valori contabili) non possa mai corrispondere, neanche in parte, a plusvalori latenti esistenti nel patrimonio dell’incorporata dei quali si è tenuto conto nel determinare il rapporto di cambio, e quindi, nel determinare l’entità dell’aumento di capitale dell’incorporante a servizio della fusione, non può essere condivisa.
Ci si riferisce, in particolare, a quelle operazioni di fusione fra parti indipendenti in cui il rapporto di cambio, determinato a seguito di un negoziato fra le parti, esprime effettivamente il valore economico relativo delle due società interessate. . Nelle ipotesi indicate, il disavanzo da concambio corrisponde, sul piano economico, ad una parte del “costo di acquisizione” dell’incorporata ed è giustificato da un effettivo maggior valore della incorporata rispetto al suo attivo netto contabile.
Ciò vale certamente nel caso in cui, attraverso la fusione, si realizzi un “cambiamento di controllo” della incorporata; ma vale anche in presenza di “minoranze” indipendenti, che hanno negoziato il rapporto di concambio in termini “indipendenti” o per le quali è assicurato un concambio in termini “indipendenti (in base alla legge). In ogni caso, non devono essere stati posti in essere artifici contabili atti a dilatare l’importo del disavanzo da concambio.
Pertanto, in applicazione del principio di prevalenza della sostanza sulla forma, il disavanzo da concambio può essere sostituito dai valori correnti delle attività e passività e/o dall’avviamento dell’incorporata. In questa ipotesi, al fine di assicurare l’”effettività” del nuovo capitale sociale, sarà necessario (come richiesto dalla dottrina e dalla Massima n. 72 del Consiglio Notarile di Milano del Novembre 2005 in tema di “Imputazione del disavanzo da concambio nella fusione e nella scissione”) che venga redatta la relazione di stima del patrimonio della società incorporata ai sensi dell’art. 2343 Cod. Civ. con riferimento alla data di efficacia reale della fusione (15).
Il disavanzo da concambio, tuttavia, potrebbe misurare solo parzialmente l’effettivo plusvalore dell’attivo netto acquisito con la fusione; conseguentemente esso è imputato, ove possibile, prioritariamente agli elementi dell’attivo e del passivo della società di cui si è acquisito il controllo e solo residualmente, nel rispetto delle condizioni previste dal n. 6 del primo comma dell’art. 2426, ad avviamento. Per l’individuazione delle attività e passività di cui possa essere determinato un diverso valore corrente, occorre far riferimento ai dati figuranti nella relazione dell’organo amministrativo ex art. 2501-quinquies e nella relazione degli esperti ex art. 2501-sexies (nonché nella eventuale perizia di stima del patrimonio della società incorporata effettuata su richiesta dell’organo amministrativo di questa).
Ai fini di una miglior comprensione del trattamento contabile di quanto sopra analizzato si riporta di seguito un semplice esempio di contabilizzazione del disavanzo da concambio.
(14) Nella fusione vera e propria, anziché all’incorporata, si farà riferimento alla Società fusa; nel prosieguo si continuerà a riferirsi alla incorporata, per semplicità espositiva, ma quanto esposto vale anche per la Società fusa in caso di fusione vera e propria.
(15) Ciò conferma che il concambio è comunque un atto a titolo oneroso, assimilabile al conferimento di beni in aumento del Capitale Sociale, aumento “riservato” al conferente (nel caso di fusione, “riservato” ai soci dell’incorporata).