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OIC 4 - Fusione e scissione: 4.4. Primo bilancio successivo alla fusione (art. 2504 bis, comma 4, del Codice Civile) - 4.4.1. identificazione del bilancio cui fa riferimento la norma - Part. I Fusione

Riferimenti OIC
PARTE PRIMA: LA FUSIONE
4. BILANCI E DOCUMENTI CONTABILI NELLA FUSIONE
4.4. Primo bilancio successivo alla fusione (art. 2504 bis, comma 4, del Codice Civile)
Descrizione

Da un primo esame della norma in commento e della relazione alla legge delega sulla riforma del diritto societario, sembra che essa sia riferita al primo bilancio d’esercizio successivo alla conclusione del procedimento di fusione, anche se un riferimento esplicito a tale bilancio non si riscontra, in quanto si parla di “primo bilancio successivo alla fusione” e tale espressione potrebbe essere riferita sia al primo bilancio d’esercizio sia al bilancio d’apertura.
Tuttavia, va considerato che il primo dei bilanci che la società incorporante o risultante dalla fusione redige dopo l’operazione e prima ancora della conclusione dell’esercizio nel quale essa ha avuto compimento è il bilancio d’apertura del complesso aziendale unificato dopo l’aggregazione dei patrimoni, che consiste tecnicamente di una situazione patrimoniale, senza conto economico e senza nota integrativa. Tale bilancio ha solo un’efficacia interna nelle incorporazioni, mentre ha anche una valenza esterna nelle fusioni proprie, in quanto corrisponde all’inventario iniziale dell’impresa, da iscrivere nel libro degli inventari ai sensi dell’art. 2217, comma 1, del Codice Civile.
Si tratta quindi di stabilire se è ad esso che la norma abbia voluto riferirsi oppure al bilancio dell’esercizio in cui ha avuto compimento l’operazione.
Come ha rilevato la dottrina, se si trattasse del primo bilancio d’esercizio, la cui data di riferimento di solito è distante vari mesi da quella di completamento del procedimento di fusione, la norma, richiedendo l’iscrizione delle attività e passività ai valori risultanti dalle scritture contabili alla data di efficacia della fusione medesima (8), sarebbe praticamente inapplicabile nella generalità dei casi, perchè comporterebbe l’iscrizione nel bilancio d’esercizio di saldi contabili relativi non alla data di chiusura dell’esercizio medesimo, bensì ad una data diversa ed antecedente, con conseguente violazione dei principi di veridicità, correttezza e chiarezza del bilancio.
Gli effetti distorsivi sopra indicati (9) non si producono se per “primo bilancio successivo alla fusione, si intende il bilancio d’apertura”.
Tale bilancio costituisce cronologicamente il primo dei bilanci che l’incorporante o la nuova società redigerà dopo il compimento dell’operazione di fusione. Essendo un bilancio iniziale e quindi di apertura di una nuova contabilità riferita al complesso aziendale unificato, esso viene riferito alle ore zero del giorno successivo a quello di efficacia della fusione. Si tratta, dunque, dei valori contabili riferiti al medesimo istante: le ore 24 del giorno di efficacia della fusione, che coincidono con le ore zero del giorno successivo, senza alcuna soluzione di continuità.
Con questa interpretazione, l’assunzione dei medesimi saldi contabili finali dell’incorporata diviene perfettamente logica e coerente, sul piano cronologico ed economico-contabile, anche se criticabile per la sua contrarietà al principio di prevalenza della sostanza sulla forma (10).
Pertanto, anche nell’ipotesi che venga attuata la retroattività contabile della fusione, il bilancio di apertura è redatto con riferimento al giorno successivo alla data in cui si produce l’effetto reale della fusione, vale a dire l’“estinzione” della società incorporata o fusa e nascita, nelle fusioni proprie, della “nuova” società, oppure l’annullamento delle partecipazioni nella società incorporata e conversione delle medesime nelle attività e passività delle incorporate e la successione universale dell’incorporante nel patrimonio e nei rapporti giuridici facenti capo all’incorporata.
Come già indicato, fino alla data della sua “estinzione”, la società incorporata continua a gestire l’impresa e tiene regolarmente le proprie scritture contabili. I valori risultanti dalla scritture contabili cui fa riferimento la norma sono i saldi alla data di “compenetrazione” dei due organismi aziendali, che è appunto la data di effetto reale della fusione. È a questa data che si verifica l’“immissione” dei saldi dell’incorporata nella contabilità dell’incorporante ed è a questa medesima data che, in conseguenza di tale immissione, si vengono a formare gli avanzi e i disavanzi di fusione.
I “valori contabili” da trasferire nella contabilità dell’incorporante o della nuova società risultante dalla fusione sono quelli iscritti, alla data di “estinzione” dell’incorporata, nel “bilancio di chiusura” di quest’ultima, che è stato illustrato al precedente paragrafo 4.3. Come si è visto, si tratta, in assenza di retrodatazione contabile, di un vero e proprio bilancio ordinario infrannuale oppure, in caso contrario, di una situazione contabile riferita, anche in questo caso, alla data di “estinzione” della società incorporata o fusa.
A seguito di quanto sopra, i valori contabili delle attività e passività che saranno iscritti nel bilancio d’apertura sono i medesimi valori che figurano nel bilancio di chiusura, salve le rettifiche ed eliminazioni di consolidamento, di cui si dirà, e gli avanzi e disavanzi di fusione.
(8) Per data di efficacia della fusione si intende qui, anche per la stessa collocazione della norma nell’art. 2504- bis la cui rubrica è “Effetto della fusione”, la data in cui si produce l’effetto reale, erga omnes, della fusione; ossia, come precisa il comma 2 del medesimo art. 2504-bis, la data “in cui è stata eseguita l’ultima delle iscrizioni previste dall’art. 2504”, o, nelle sole incorporazioni, la successiva data stabilita dalle parti (e di solito coincidente, per motivi pratici, con quella di chiusura dell’esercizio nel quale si completa il procedimento, quando esso dista pochi giorni dalla data dell’ultima delle iscrizioni previste dall’art. 2504). Non può, invece, essere assunta come tale la data alla quale, ai soli fini contabili e fiscali, si fanno retroagire gli effetti della fusione, anche perchè questa retroattività può mancare e non costituisce un connotato naturale della fusione.
(9) C’è un solo caso in cui la norma, così interpretata, potrebbe essere applicata: qualora in una incorporazione, la data di effetto della fusione venisse postdatata fino a coincidere con la data di inizio dell’esercizio successivo, ai sensi del comma 2, secondo periodo, dell’art. 2504 bis Cod. Civ..
10) Una conferma dell’interpretazione fornita nel testo secondo la dottrina risulta dai seguenti elementi:
- l’esigenza palesata dalla relazione alla legge delega (la quale parla di “criteri di congiunzione delle scritture contabili e di valutazione delle attività oggetto di trasferimento. ...”) era quella di dettare una disciplina civilistica della valutazione delle attività e passività trasferite dalle società incorporate o fuse alla società incorporante o risultante dalla fusione; ma il trasferimento si verifica alla data di aggregazione dei due patrimoni, ossia alla data di efficacia della fusione, non ad una data successiva, che può essere distante anche diversi mesi dalla prima;
- la norma in commento (che non parla di “primo bilancio d’esercizio, successivo alla fusione”) nella sua seconda parte, fornisce la disciplina civilistica del disavanzo di fusione e dell’avanzo con disposizioni che sono strettamente legate a quelle della sua prima parte; ma il disavanzo, così come l’avanzo, si formano al momento dell’aggregazione, della compenetrazione dei patrimoni, ossia alla data di riferimento del bilancio d’apertura e non alla data del successivo bilancio d’esercizio.