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OIC 4 - Fusione e scissione: 4.3.1. La retroattività reddituale, contabile e fiscale - la retroattività reddituale - Part. I Fusione

Riferimenti OIC
PARTE PRIMA: LA FUSIONE
4. BILANCI E DOCUMENTI CONTABILI NELLA FUSIONE
4.3.1. La retroattività reddituale, contabile e fiscale
Descrizione

Il problema dell’individuazione della data alla quale può farsi risalire la retroattività reddituale è collegato ai seguenti aspetti:
a) le modalità con le quali è stato valutato il patrimonio della società incorporata (o fusa) ai fini della determinazione del rapporto di cambio;
b) il diritto o meno dei soli soci dell’incorporata all’utile prodotto da questa nel periodo “interinale” e fino alla sua “estinzione”.
Inoltre tale problema, anche se teoricamente sembra autonomo, è strettamente connesso alla definizione della retroattività contabile, in quanto per la dottrina prevalente non è possibile stabilire date distinte, una per la retroattività reddituale ed un’altra per la retroattività contabile.
Ampie discussioni si sono avute in dottrina, fin dai primi anni ’80 e prima ancora che nel nostro Paese fosse data attuazione della III Direttiva CEE in materia di fusioni precedentemente indicata, in relazione al diritto agli utili prodotti nel periodo “interinale”, se cioè essi spettino solo ai soci delle società incorporate o fuse o se invece debbano essere accomunate con gli utili delle altre società e dell’incorporante e distribuite dopo la fusione a tutti i soci, vecchi e nuovi dell’incorporante, in base al rapporto di cambio.
La contabilizzazione della fusione deve comunque rispettare il contenuto del progetto di fusione e dell’atto di fusione in merito all’attribuzione degli utili del periodo “interinale”. Pertanto, anche in base a quanto ritenuto da una recente autorevole dottrina:
a) se, nella valutazione del patrimonio di ciascuna delle società incorporate e nella fissazione del rapporto di cambio, si è tenuto conto dell’utile maturato dall’inizio dell’esercizio fino alla data della situazione patrimoniale ex art. 2501 quater del Codice Civile e della “redditività prospettica” (6), allora gli utili del periodo “interinale” saranno attribuiti a tutti i soci, vecchi e nuovi, e saranno distribuiti dall’incorporante dopo l’attuazione della fusione; nel frattempo essi saranno rilevati, se interviene la chiusura dell’esercizio, nel bilancio dell’incorporata come “utili portati a nuovo” che andranno ad accrescere il patrimonio netto contabile iniziale; (6) Ad esempio, utilizzando un metodo reddituale di valutazione, basato sulla capitalizzazione di un reddito medio prospettico o dei redditi puntuali di una serie di esercizi futuri.
b) se, nella valutazione del patrimonio di ciascuna delle società incorporate e nella fissazione del rapporto di cambio, non si è tenuto conto degli utili già conseguiti dalle singole società e di quelli “previsti” fino alla conclusione del periodo “interinale” (ad esempio, è stato utilizzato il metodo patrimoniale di valutazione, oppure è stata esplicitamente prevista la spettanza degli utili maturati fino alla data di “estinzione” ai soli soci dell’incorporata), è necessario precisare la data di cui al n. 5) dell’art. 2501-ter del Codice Civile e, se nel frattempo si chiude l’esercizio, gli utili rilevati nel bilancio dell’incorporata possono essere distribuiti ai (soli) soci di essa;
c) se, nel progetto di fusione non viene prevista alcuna retrodatazione, o viene precisato che tutti gli effetti, anche quelli reddituali e contabili, si producono dalla data di efficacia reale della fusione, gli utili prodotti nel periodo “interinale” e rilevati sia nel bilancio dell’esercizio in cui ha avuto inizio il procedimento di fusione, sia nel bilancio di chiusura relativo ad una frazione del successivo esercizio fino all’“estinzione” dell’incorporata, sono di esclusiva spettanza dei soci dell’incorporata. Ciò comporta che nel bilancio di apertura, di cui si dirà successivamente, ai fini dell’incorporazione detti utili sono esclusi dal patrimonio netto di riferimento dell’incorporata e sono rilevati come debiti nei confronti dei soci della medesima.
La dottrina unanime ritiene che, qualora si verificassero perdite impreviste ed imprevedibili di entità rilevante, rispetto a quelle già previste e tenute presenti in sede di valutazione del rapporto di cambio, sarebbe necessario riconvocare le assemblee delle società interessate per procedere o alla modifica del rapporto di cambio o alla revoca della fusione.