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OIC 4 - Fusione e scissione: 4.1. Situazione patrimoniale ex art. 2501 quater del Codice Civile e situazione patrimoniale dei patrimoni trasferiti - situazione dei patrimoni trasferiti da indicare nella relazione - Part. II Scissione

Riferimenti OIC
PARTE SECONDA: LA SCISSIONE
4 BILANCI E DOCUMENTI CONTABILI NELLA SCISSIONE
4.1. Situazione patrimoniale ex art. 2501 quater del Codice Civile e situazione patrimoniale dei patrimoni trasferiti
Descrizione

L’art. 2506-ter, comma 2, del Codice Civile stabilisce che, nella relazione degli amministratori di cui al precedente paragrafo 3.1 A c), deve essere indicato “il valore effettivo del patrimonio netto assegnato alle società beneficiarie e di quello che eventualmente rimanga nella società scissa”. Nelle ipotesi “semplificate” di scissione nelle quali non è prevista la presentazione di una relazione dell’organo amministrativo, è necessario (come ritenuto anche da una recente autorevole dottrina civilistica) che il valore effettivo del patrimonio netto assegnato, per le funzioni cui assolve, venga indicato nel progetto di scissione (o in un suo allegato).
Per “valore effettivo” deve intendersi, come ritenuto dalla dottrina, non il valore del patrimonio netto contabile, bensì il valore del patrimonio “rettificato”, valutando le attività a valori correnti per stabilire quali beni delle società beneficiarie e della società scissa e per quale valore concorrono a costituire la garanzia per i creditori, ai sensi dell’art. 2506- quater, comma 3, del Codice Civile in ipotesi di mancato pagamento dei debiti della società scissa trasferiti alle beneficiarie.(25)
La medesima indicazione è richiesta dall’art. 2506-bis, comma 3, del Codice Civile per determinare i limiti quantitativi dell’obbligazione solidale delle società beneficiarie nell’ipotesi dell’insorgere di passività la cui destinazione non sia desumibile dal progetto di scissione.
Deve trattarsi di beni trasferibili e suscettibili di esecuzione forzata, o anche di crediti o disponibilità liquide. Devono essere esclusi, dunque, sia l’avviamento, sia eventuali attività immateriali non trasferibili e non suscettibili di esecuzione forzata, i quali invece fanno parte del valore dell’azienda considerato ai fini della determinazione del rapporto di cambio.
Le due configurazioni del patrimonio, ai fini del rapporto di cambio e della determinazione del valore effettivo, sono concettualmente diverse e solo casualmente possono coincidere, vale a dire se non vi è avviamento e non vi sono attività immateriali non suscettibili di esecuzione forzata.
I valori contabili di riferimento, utilizzati anche ai fini della determinazione del rapporto di cambio, sono quelli contenuti nella situazione patrimoniale di cui all’art. 2501-quater, di cui al precedente punto sub A), in quanto i patrimoni assegnati alle beneficiarie sono “parti o quote” del patrimonio netto contabile che figura in tale situazione.
Sulla base di quanto sopra:
• per ciascun patrimonio da trasferire, e che costituisce un’azienda o un ramo
d’azienda, è opportuno compilare una specifica situazione patrimoniale che indichi le attività e passività, con la medesima classificazione e denominazione che esse hanno nella situazione patrimoniale complessiva sopra menzionata. A ciascuna delle situazioni riguardanti i singoli patrimoni occorre allegare degli elenchi esplicativi, dato che l’art. 2506-bis del Codice Civile richiede “l’esatta descrizione degli elementi patrimoniali da “assegnare”. Se il patrimonio trasferito costituisce un’azienda o un ramo di azienda, dottrina e giurisprudenza ammettono la possibilità di un semplice riferimento generico alle attività e passività inerenti l’azienda trasferita. In questo documento si raccomanda tuttavia la redazione degli elenchi indicati, che consentono di individuare con precisione le attività e passività trasferite. Negli elenchi devono essere indicati, inoltre, situazioni e rapporti (es: garanzie, impegni e rischi) che non hanno ancora dato luogo all’iscrizione “sopra la riga” di debiti o altre passività;
• per ciascuna posta delle attività e passività occorre indicare i seguenti due diversi valori:
a) il valore contabile, come risulta nella situazione patrimoniale ex art. 2501-quater del Codice Civile;
b) il valore “effettivo”, ossia il valore corrente, almeno per le attività che abbiano un valore corrente significativamente diverso dal valore contabile, escludendo l’avviamento e le entità immateriali non assoggettabili ad esecuzione forzata.
Relativamente alla determinazione del rapporto di cambio, il valore economico dell’azienda, se non coincide col “valore effettivo” di cui al precedente punto b), può essere indicato nel suo importo complessivo, tenuto conto delle valutazioni effettuate dagli amministratori. Infatti, ai fini delle disposizioni dell’art. 2506-bis, comma 2, del Codice Civile è sufficiente l’indicazione del solo valore complessivo.
(25) I criteri di determinazione dei valori correnti delle attività e passività sono indicati nel Principio contabile 17 sul bilancio consolidato, par. 10.2.D). Per le partecipazioni in società ed in joint venture, il valore corrente coincide sostanzialmente con il fair value, come determinato in base all’art. 2427-bis del Codice Civile ed al Principio contabile OIC 3, tenuto conto, a seconda dei casi, di premi di maggioranza per le partecipazioni di controllo e di sconti di minoranza per le partecipazioni di minoranza non qualificata.