Rendiconto periodico

Redazione

L’art. 2447-septies, comma 2, c.c. stabilisce, per quanto riguarda la rendicontazione periodica, che “per ciascun patrimonio destinato, gli amministratori redigano un separato rendiconto, allegato al bilancio, secondo quanto previsto dagli artt. 2423 e seguenti”.

Il rendiconto è quindi costituito da:

  • uno stato patrimoniale dello specifico affare redatto secondo lo schema dell’art. 2424 (con possibilità anche di voci e sottovoci con specifica denominazione). Fra i conti d’ordine, nell’ambito dei rischi, va iscritto il valore della responsabilità illimitata fornita dalla società secondo quanto dispone l’art. 2447 septies, comma 4;
  • un conto economico dello specifico affare redatto in base ai principi generali secondo lo schema dell’art. 2425 con utilizzo di voci e sottovoci con specifica denominazione, se richiesto dalla natura dell’affare;
  • un commento delle principali variazioni intervenute nelle voci rispetto al rendiconto del precedente esercizio. Questo può essere anche contenuto in apposita sezione della nota integrativa al bilancio “generale” così come osservato dall’Abi in una lettera, del settembre 2004, di commento al documento Oic 2.

Il rendiconto è redatto applicando i criteri di valutazione e i criteri contabili identici a quelli utilizzati nel bilancio generale. Il documento interpretativo Oic 2, ritiene sufficiente che tali criteri vengano menzionati anche per semplice richiamo ai criteri adottati dalla società madre. Inoltre tale documento interpretativo ritiene opportuna l’indicazione tra le note:

  • dei criteri di imputazione dei costi speciali o diretti dell’affare e di ripartizione dei costi generali industriali, amministrativi, commerciali, finanziari e tributari;
  • dei criteri di individuazione dei ricavi dell’affare e dei criteri utilizzati per l’eventuale separazione di ricavi comuni a più affari;
  • del riferimento al contenuto della delibera di costituzione del patrimonio destinato.

L’art. 2447 septies, comma 1, c.c. richiede, inoltre, che i componenti patrimoniali e economici di ciascun affare figurino, per ciascuna voce, anche nel bilancio generale della società. In particolare l’art. 2447 septies, comma 1, c.c..

La rappresentazione richiesta dalla norma menzionata può essere ottenuta:

  • creando, per ciascuna voce interessata dello stato patrimoniale generale, un “di cui”;
  • creando, per ciascuna voce, una specifica sottovoce;
  • indicando distintamente le classi di attività e passività relative al patrimonio destinato, in apposita zona dell’attivo e del passivo, dopo tutte le altre voci relative all’attività generale della società.

Il documento interpretativo Oic 2 osserva che nel patrimonio netto non è né opportuno né necessario iscrivere una voce del tipo patrimonio netto relativo ai patrimoni destinati, perché tale porzione è già compresa nell’importo del capitale e delle varie riserve che figurano nello schema di cui all’art. 2424 c.c.. Le uniche riserve che possono essere iscritte in aggiunta a quelle già previste dallo schema di legge, sono:

  • riserva da apporti di terzi a patrimoni destinati;
  • utili (perdite) portati a nuovo patrimoni destinati.

La prima sarà iscritta nella voce VII – Altre Riserve, con distinta indicazione ed illustrazione nella nota integrativa; la seconda nella omonima voce VIII dello schema generale dell’art. 2424. Benchè l’art. 2447 septies non ripeta, per il conto economico, la precisazione contenuta in ordine allo stato patrimoniale, la dottrina ritiene opportuna l’evidenziazione dei “di cui” anche sulle voci di conto economico.

Per quanto concerne gli eventuali apporti di terzi destinati, essi vanno iscritti all’attivo, nel bilancio del patrimonio destinato con contropartita un’apposita riserva indisponibile (Riserva da apporti di terzi a patrimoni destinati), mentre nelle note al bilancio, occorre fornire opportune informazioni su natura dell’apporto, criterio di valutazione e modalità di imputazione al conto economico. Se dagli accordi col terzo risulta che il bene dovrà essere restituito nelle medesime condizioni in cui si trovava al momento dell’apporto, deve essere iscritto, ed incrementato gradualmente, un Fondo per oneri di manutenzione e ripristino di beni apportati.

Il relativo accantonamento costituisce un costo di gestione dell’“affare”. Se poi, nel successivo esercizio, l’affare produce utili, tra le passività deve essere rilevata la quota di utile maturata a favore del terzo apportante, al netto dell’eventuale ritenuta fiscale che la società è obbligata ad effettuare. Qualora invece l’affare producesse una perdita, l’importo della passività iscritta deve essere ridotta della quota di perdita maturata nell’esercizio a carico del terzo apportante. In conto economico la quota di utile o perdita dell’affare di spettanza del terzo apportante deve essere iscritta rispettivamente come costo o provento. La “Riserva da apporti di terzi a patrimoni destinati”, man mano che si procede all’ammortamento del valore di utilizzo dei relativi beni o al realizzo delle materie e merci apportate dal terzo (a condizione che il risultato economico dell’affare sia positivo o almeno in pareggio, al lordo della quota di pertinenza dei terzi) diviene una riserva disponibile.

Per quanto concerne la disciplina specialistica di banche e enti finanziari il D.Lgs. correttivo n. 37 del 6 febbraio 2004 al capo IV denominato “modifiche al decreto legislativo n. 87/92” inserisce il presente art. 2 – bis: “Per ciascun patrimonio destinato, costituito ai sensi dell’art. 2447 bis, primo comma lettera a del c.c., va allegato al bilancio dell’impresa e al bilancio consolidato un separato rendiconto redatto secondo le disposizioni contenute nel presente decreto e negli atti di cui all’art. 5”. La normativa specialistica di banche e enti finanziari richiede quindi la redazione di un separato rendiconto, senza dotare il bilancio generale di sottovoci riguardanti lo specifico affare.

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