Aspetti costitutivi, di gestione, di responsabilità e di liquidazione

Redazione

Stante la nuova normativa, la società per azioni può enucleare dal proprio patrimonio generale un insieme di beni, destinandoli, con delibera del Consiglio di Amministrazione (salvo diversa disposizione dello statuto) , allo svolgimento di uno specifico affare. La società può costituire più patrimoni, destinati ciascuno ad un diverso specifico affare; essi non possono superare, complessivamente, il valore di un decimo del patrimonio netto della società (salvo quanto disposto in leggi speciali).

I beni originariamente componenti il patrimonio destinato devono essere specificatamente indicati nella delibera istitutiva; se si tratta di immobili o di mobili registrati la loro destinazione è soggetta a trascrizione. Con la destinazione allo specifico affare i beni componenti il patrimonio destinato vengono sottratti alle pretese dei creditori non aventi causa nello svolgimento dello specifico affare. Per questo motivo contro la delibera istitutiva del patrimonio destinato possono fare opposizione, entro 60 giorni dalla sua iscrizione nel registro delle imprese, i creditori sociali anteriori a tale iscrizione.

Reciprocamente, nel silenzio della delibera istitutiva, per le obbligazioni contratte nello svolgimento dello specifico affare risponde solo il patrimonio destinato e non rispondono gli altri beni della società. Solo per le obbligazioni da fatto illecito, compiute nella gestione del patrimonio destinato, risponde anche il patrimonio generale della società; è inoltre possibile che la delibera istitutiva preveda una responsabilità sussidiaria (eventualmente limitata nel quantum) del patrimonio generale per le obbligazioni sorte nella gestione del patrimonio destinato.

L'art. 20 del D.Lgs. 310 del 28 dicembre 2004 chiarisce che è escluso che il patrimonio separato possa essere dichiarato insolvente e fallire autonomamente rispetto alla società che lo ha creato. In ipotesi di insolvenza del patrimonio separato si applicano esclusivamente le disposizioni sulla liquidazione del patrimonio previste dal Capo VIII c.c..

L’art. 2447-ter comma 1, lett. c) e g) c.c. richiede che la delibera di destinazione contenga:

  • un apposito “piano economico-finanziario” dal quale risultino la “congruità del patrimonio rispetto alla realizzazione dell’affare, le modalità e le regole relative al suo impiego, il risultato che si intende perseguire e le eventuali garanzie offerte ai terzi”;
  • le “regole di rendicontazione dello specifico affare”.

L’ “affare”, oltre ad essere “specifico”, deve avere una durata determinata.

L’art. 2447-novies prevede la compilazione di un “rendiconto finale” quando l’affare si è realizzato o si è accertata l’impossibilità sopravvenuta di realizzarlo. Per quanto riguarda il controllo contabile, l’art. 2447 ter lettera f) c.c. prevede che, quando la società costituente, non è già assoggettata alla revisione contabile e questa ha intenzione di emettere “titoli sul patrimonio diffusi tra il pubblico in misura rilevante ed offerti ad investitori non professionali”, la delibera di destinazione deve nominare una società di revisione iscritta nell’albo speciale tenuto dalla Consob.

In caso di apporto di terzi, il patrimonio destinato, anche se incrementato da apporti dei terzi “non restituibili”, non costituisce un patrimonio che, al termine dell’affare, deve essere “liquidato” e distribuito agli interessati. I terzi apportanti hanno diritto solo ad una quota dell’eventuale utile realizzato con lo svolgimento dell’affare, oltre alla restituzione dell’apporto, se così è stato stabilito nei patti contrattuali. Può essere apportato, oltre al denaro, qualunque tipo di bene o servizio utile allo svolgimento dell’affare.

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